A colloquio con Dio
Un Dio
simpatico
di Giorgio Peri
|
Era un pomeriggio d’autunno. Un pallido sole
riscaldava le foglie rossastre ormai morenti. Il viottolo che stavo
percorrendo era splendido! Ai lati bassi cespugli ancora
verdi fra i quali si ergevano alti platani. Il sole appariva e
scompariva fra le foglie disegnando strane ombre sul tappeto soffice ed
erboso che io calpestavo. Ero felice e disteso e pensavo a Dio. Tentavo di immaginarlo:
immenso e buonissimo, uno e trino, abitatore solitario dell’universo infinito
e puro spirito, giudice supremo e padre amoroso. Sulle mie labbra di certo
apparve un sorriso, quando lo immaginai che, scostando con una mano una nube,
guardava verso di me con aria di rimprovero. Arrivai in fondo al viottolo che
ora si allargava in una verde radura ombreggiata e per buona parte tappezzata
di foglie. Mi sedetti vicino a un albero e provai di
nuovo una sensazione di profonda pace: ero io, solo fra i campi e solo con
Dio…. Già ma come si può essere con Dio se Dio non fa
nulla per partecipare a questo incontro, se Dio
resta ai confini dell’universo a dirigere il creato? In queste condizioni ci
si sente soli con se stessi e non in compagnia di Dio! A pensarci, però non è
detto che Dio debba restare proprio tanto lontano per svolgere il suo compito
di maestro supremo e universale. Essendo lui tanto potente può certamente
svolgere il suo immane lavoro anche trasferendosi qui vicino a me. Il volteggiare
di una foglia mi distrasse un attimo da questi
pensieri. Osservavo la foglia rossastra e morente che, con una strana
traiettoria scendeva dall’albero e per associazione di idee
ritornai a pensare a Dio. Lui pure sarebbe potuto scendere
dal cielo per comunicare con me. E sulle ali della fantasia immaginavo
un’apparizione in piena regola con bagliori di luce, suoni melodiosi e
atmosfera paradisiaca. Inseguii ancora per poco quei sogni divini indi tornai alla realtà per inseguire una formica che mi faceva
solletico a un braccio. Terminato l’inseguimento e rimessa in libertà la
scocciatrice stavo per alzarmi quando sentii una
voce strana e vicinissima che mi inviò il più semplice e amichevole dei ciao.
Mi voltai sbigottito perchè quella voce non solo era
strana ma era la mia ed io non avevo parlato. Ma ancora più allibito rimasi
allorché vidi accanto a me e seduto in posizione analoga alla mia… vidi un
altro me stesso!!! La mia mente per un attimo si
sentì perduta. Non sapeva più come connettere e d’altronde, aveva tutte le
ragioni. Immaginatevi l’effetto che può fare trovarsi davanti una copia
perfettamente identica di se stessi. Il mio sbigottimento fu troncato dalle
parole di questo nuovo arrivato che cercò di rassicurarmi: “Non ti
preoccupare, ora ti spiego. Io sono Dio. Visto che volevo
proprio parlarmi, ho pensato di accontentarti”. A queste parole il mio stupore
aumentò e si associò ad una notevole dose di imbarazzo.
Toccava ora a me dire qualcosa ma la mia non era
delle situazioni delle più facili. Dopo aver tanto desiderato parlare con Dio
ora lo potevo fare ma … come cominciare? Finalmente preso il coraggio e
l’incoscienza a due mani, balbettai: “Salve, sono… sono… molto contento di….
Insomma sono felice di… di vederti”. Lui capì il mio stato d’animo e
sorridendomi con il mio stesso mio sorriso mi
rincuorò: “Non devi aver timore o rispetto. Io sono tuo amico, anzi, come
vedi, sono identico a te. Parla liberamente dunque, io ti ascolto”. Mi furono
necessari parecchi secondi per riordinare le idee sconvolte dall’uragano
degli avvenimenti precedenti. Poi, finalmente un po’ rincuorato dalla confidenza
che andavo prendendo con nuovo stato di cose, mi
volsi verso il mio sosia per accertarmi
che fosse ancora lì e intanto cercavo nella mente ciò che più di ogni altra cosa
desideravo chiedergli. E naturalmente esordii così:”
Ma scusa io Dio lo immagino diverso… che so infinito invisibile… e invece tu
sei un uomo”. Ridacchiò bonariamente divertito e aggiunse “Capisco; certo non
hai tutti i torti ma vedi io sono infinito però come
tale non posso comunicare con te. Ho scelto quindi queste apparenze. Essendo
io infinito ho in me anche il finito, il semplice e come tale vengo a te”. Capii perfettamente la semplicità delle sue
argomentazioni e incoraggiato da ciò preparai una serie di domande più
assillanti e più straordinariamente semplici: “Ma Dio che cosa è?... come è fatto?.... dove abita?...” E
lui sempre con un dolce sorriso sulle mie labbra: “Dio è il tutto, è fatto da
tutte le cose dell’Universo. Per meglio spiegarmi ti farò l’esempio
dell’atomo e del sistema solare. Questi due sistemi hanno le stesse leggi e
per semplificare lo stesso meccanismo. Sono due
aspetti di una stessa entità: Dio. Ma non devi
pensare a me solo come ad un organizzatore dell’Universo, Dio è anche il caso
e la necessità”. Indubbiamente la sua era una
risposta esauriente anche se non molto semplice. Mi aveva spiegato tutto
senza dirmi nulla di nuovo. Ed io allora stavo tornando alla carica con nuove
domande quando volgendomi verso di lui lo vidi
rilassato con gli occhi chiusi a godere di quel raggio di sole autunnale che
gli inondava il viso di luce. Non ebbi il coraggio di richiamarlo alla realtà
anzi io stesso godetti dei suoi sogni. Ero felice di essere là, seduto sotto un albero
ad osservare Dio che finalmente libero da impegni assaporava un momento di
riposo e la bellezza di un raggio di sole. Rapito dalla tenue dolcezza del
momento io stesso chiusi gli occhi e mi lasciai andare alle più dolci fantasticherie… Ma lui mi richiamò alla realtà. ”Che facciamo? Dormiamo? Mi hai fatto venire da te attraverso
l’Universo per metterti a sognare?”. Aprii gli occhi e indugiai. Erano tante
le cose che gli volevo chiedere, ma non sapevo a
quali dare la precedenza. Lui probabilmente intuì il mio stato d’animo e
perciò prese a dire: ”Voi uomini siete sempre i soliti! Badate solo alle
superficialità, vi interessa sapere se Dio è onnipotente,
dove abita e se c’è l’inferno, se sua mamma è vergine e tante altre
frivolezze. Possibile che non sappiate cogliere la sostanza, l’anima degli
insegnamenti? No, per voi contano più le esteriorità. Ma questo dovrebbero servire solo a farvi capire l’essenza della legge
universale. Non è importante sapere se Dio è onnipotente se Gesù è suo figlio o se Maometto è suo
profeta, ma è invece importante scoprire il suo insegnamento. Questo
insegnamento è formato da un immenso mosaico a cui ogni uomo apporta il suo
contributo. Voi ben sapete che la legge di Dio è legge d’amore, di unità di concordia di pace e di tolleranza. E questa
legge voi tutti la conoscete, anzi meglio sarebbe
dire tutti la percepite. Molti però la lasciano cadere, fanno orecchi da mercante.
Costoro non si comportano così per cattiveria come comunemente si crede ma
per egoismo. In loro tiranneggia l’amore verso se stessi a totale scapito
dell’amore verso il prossimo. In tutti gli uomini coabitano queste due forme di amore, ma per disadattamento alla vita, alla società
molte persone non possono essere realmente felici e per tale causa tendono
più degli altri alla propria felicità. È risaputo però che un fine perseguito con troppo accanimento porta preoccupazioni e
insoddisfazioni. Quindi costoro essendo troppo preoccupati della propria
felicità, sono per conseguenza più tristi e sfortunati.
Perdono di vista il vero fine della vita continuano
a pensare a se stessi e dimenticano l’umanità che li circonda. Diventano
delle isole di solitudine ogni giorno più lontane
tra loro. Evidentemente costoro non sono da condannare ma da capire e da aiutare.
È più facile e più proficuo
vivere amando il prossimo che vivere odiando gli altri perchè
si può amare solo se stessi.. Ma se sono moltissimo coloro i quali si perdono
la vera vita perchè chiusi nel proprio egoismo, sono parecchi anche quelli
che hanno voluto strafare in senso contrario. Persone che dedicano la loro
vita esclusivamente agli altri difficilmente sono
veramente in pace con se stessi perchè una certa dose di amor proprio è
innata in ognuno e non ascoltarla può essere dovuto più che ad amore verso il
prossimo alla speranza di future ricompense. E
questo è proprio il punto centrale: amare il prossimo significa fare qualche
cosa per gli altri senza ricompensa presente o futura di qualsiasi genere. Se invece io faccio io faccio il bene al prossimo per
andare in paradiso… sono egoista. E non credere che amare così per
solidarietà e simpatia nei confronti degli altri sia troppo difficile, no è semplicemente umano. Concludendo
direi che la legge universale è ben riassunta dal detto che tutti i grandi
uomini hanno propugnato: ”Fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te”,
tenendo naturalmente conto delle loro personali inclinazioni. Mi spiego se
per me è giustissimo mangiare le rape non devo per questo obbligare tutti a ingerirle... Si deve invece capire gli altri le loro
inclinazioni, i loro gusti, le loro ispirazioni, le loro manie ed aiutarli a
realizzarli”. Aveva parlato con una dolcissima calma e con una
semplicità tale che io già invidiavo quest’uomo
tanto perfetto e per di più con le mie sembianze. Lo fissavo inebriato e affascinato
e lui mi sorrideva. Non avevo alcuna intenzione di
fare altre domande tanto mi sentivo in pace. Lui capì e continuò il suo
discorso. “Ti voglio dire qualche cosa che forse ti stupirà. Io non ho creato l’Universo perchè io non sono un ente diverso
dall’universo. Io sono nell’Universo e sono nell’uomo e vivo di loro e, se
loro non fossero, io non sarei. Ma l’universo ha
solo 10 miliardi di anni e prima io dov’ero e
cos’ero?. Tu pensi che io abbia una risposta da darmi ti dirò
che neppure io lo so. Si dice che tutt’intero l’Universo con i suoi miliardi di galassie
fosse contenuto in uno spazio grande come la capocchia di uno spillo. Si forse c’eravamo potenzialmente tutti noi mescolati e
fusi in atomi di materia incandescente. E prima ancora? Forse io ero in una fase di
innocenza, forse non esistevo in forme del tutto incomprensibili. Lo
scopriremo forse insieme in futuro perchè Dio non è un essere fermo statico,
ma è un continuo divenire formato da miliardi di piccoli componenti
indipendenti e in cammino verso nuove mete. Come vedi la verità unica
limpida e ineluttabile non esiste. Le varie cose che sono state
scritte sono tutte parzialmente vere perchè ogni uomo porta a me il suo
contributo di idee e di pensieri. Gesù fu in questo campo un emerito,
perchè riuscì ad esprimere grandi ideali. Era un grande uomo ma andava contro l’ordine costituito e non fu ben
visto. Dopo la sua morte ci fu chi si servì del suo insegnamento per fondare
un altro ordine costituito quasi altrettanto ingiusto quanto il precedente.
L’uomo ha bisogno di certezze e una volta illuso di averla
conquistata difficilmente la vuole lasciare per avventurarsi in nuove terre
sconosciute. Ma questo comportamento è errato perchè
la completezza si acquista solo con esperienze molteplici e diverse. “Gran bel discorso”, esclamai quasi si fosse trattato di un comizio
elettorale ed aggiunsi: “Devi però ammettere che siamo stati su un livello
molto filosofico. Ora ti voglio fare alcune domande pepate” e con un sorrisetto provocatore gli chiesi: “E il sesso e la politica?”.
Quasi si trattasse di un’intervista ad un personaggio di
grido. “Il sesso è divino e la politica è umana. I momenti di estasi e di abbandono che l’unione di due corpi può
dare sono veramente ineguagliabili. Sensazioni dolcissime e meravigliose, momenti di pace e di abbandono. E io lo interruppi scherzando: “Ma tu con chi hai fatto
l’amore nei cieli infiniti?”. “Con tutti e con tutte, disse, perchè l’amore è
armonia, è fusione, è vita, è unione, è elevazione, è sensazione, e solo chi
ama può capire ed apprezzare l’amore. Ma porca miseria
una formica mi ha solleticato alla schiena!” Concluse dimenandosi tutto. Io mi sconquassai dalle risate al pensiero che
Dio era in difficoltà, per una formica, Lui, l’onnipotente, e stavo ancora ridendo quando lui seriamente si volse a me ed esclamò:
“Questa è proprio buffa una formica una piccolissima formica e scoppiò a
ridere mentre con una mano continuava la caccia. Per contrasto mi venne da
chiedere “Quale pensi sia il maggiore ostacolo alla felicità?” “Credo che la
felicità abbia molti nemici ben agguerriti, ma penso
che soprattutto uno sia in grado di avere sistematicamente il sopravvento su
di lei. Cosa più della mancanza di prospettive, e di mete, di
ideali e illusioni può mettere in ginocchio l’umanità? Abbiamo bisogno
di un’esigenza di natura, di un futuro nel quale credere almeno un po’,
dobbiamo sempre avere alcunché da raggiungere, da
inserire, altrimenti saremo finiti. Ma non dobbiamo
pensare che tale inseguimento sia esclusivo dell’essere umano. No, è una caratteristica che, per quanto ne so, è comune a tutto
il cosmo. Sono dunque convinto che la felicità abbia come presupposto
principale la possibilità di credere che anche domani potremo essere almeno un poco felici. La felicità ha bisogno di speranza e di
lotta e non solo in senso figurato per tentare di arrivare a…. ”Ma tu sei cattolico o maxista”, lo interruppi. “Direi anzitutto che il potere costituito
quasi sempre opprime gli uomini, sia coloro che lo
gestiscono ma soprattutto coloro che lo subiscono. E
ciò prescindendo dal tipo di potere. Direi quindi che a mio avviso la scelta non è tanto tra cattolicesimo e marxismo ma tra potere
e non potere”. “Non sarai per caso anarchico?” chiesi stupito. “A mio parere
c’è del positivo nell’anarchia e anzi essa nasce
proprio come reazione al potere che ingabbia ed opprime l’uomo. L’uomo ha
bisogno di libertà intellettuale e fisica per potersi realizzare. Non parlo
qui della libertà com’è comunemente intesa nella civiltà occidentale, perchè
questa si risolve essenzialmente nelle libertà del più forte di sopraffare il più debole. Il mio concetto di libertà è
molto più ampio e tende ad escludere qualsiasi
condizionamento dei governanti sui cittadini, esclude i dogmi, le fedi assolute,
le verità immutabili ed eterne. Questo proprio perchè l’universo è in
continuo divenire, è un’entità dinamica e di conseguenza anche l’uomo, che ne è parte non potrà sottrarsi a questo processo di
continuo mutamento. Tu ben vedi perciò che l’assoluto, l’immutabile sono concetti atti a dare sicurezza e conforto alla
piccola e timorosa mente umana, ma nella realtà dei fatti tali concetti non
trovano conferma scientifica. La mente umana avverte però che l’assoluto e il
dogma non l’aiutano. Direi
che l’uomo più che di verità eterne, in cui solo formalmente egli crede, ha
bisogno di conquiste limitate, sia nello spazio che nel tempo, in cui trovare
momentaneo appagamento. Non sono qui né cattolico e nemmeno maxista pur trovando aspetti positivi
in entrambe queste ideologie. Se proprio vuoi una etichetta
da appiccicarmi potresti chiamarmi genericamente progressista perchè io credo
nella possibilità del genere umano di compiere piccoli passi avanti pur tra
mille errori e difficoltà. La meta da perseguire è la vittoria sull’egoismo e
sull’ignoranza. Solo l’apertura mentale e la socialità possono aiutare l’uomo
a realizzarsi e a sentirsi parte integrante del Tutto. E
qui sottolinerei di nuovo ciò che unisce e ciò che
divide. La politica, così come è praticata
attualmente, divide perchè si nutre
degli egoismi delle classi e degli individui. Il sesso in tutte le sue
manifestazioni tende ad unire soprattutto se il rapporto
sessuale avviene in una certa ottica e cioè libero da senso di colpa e di peccato.
L’amplesso può essere positivo anche fuori dai legami
affettivi se gli individui che ne sono protagonisti riescono a non essere
egoisti”. Una leggera brezza autunnale muoveva le foglie e
le faceva volare e cadere intorno a noi mentre i raggi obliqui del sole li
illuminavano come riflettori puntati al cielo in una notte di luna. Ed io tornavo a pensare, a sognare. Dal labirinto della
mia mente usciva una catena di pensieri. Perchè affannarsi a vivere. Perchè
rincorrere sempre ciò che non si ha? È tanto bello aspettare che la vita e il
tempo ci travolgano. Cogliere in ogni attimo in ogni cosa,
anche la più semplice, cogliere la novità, la bellezza, il messaggio.
Ogni situazione anche la più sconcertante è stranamente affascinante. È
stupendo perdersi con la mente in mezzo alle cose. La contemplazione, il
rendersi conto che siamo e poco dopo dimenticarsene e perdersi negli abissi della mente
fuori dal tempo e dallo spazio. Seduto su di un’isola anzicchè
sdraiati a godere il silenzio ed aspettare che il tempo carico di attimi di libertà ci venga incontro e ci logori…. Il Dio me stesso si era intanto alzato e faceva
due passi per sgranchirsi un po’ le gambe. La sua attenzione però non mi
aveva abbandonato ed infatti disse: “Arrendersi…
certo è una filosofia di vita. Ma non esageriamo perchè l’uomo è anche un
lottatore che combatte la sua eterna guerra non solo
per vincerla, infatti molto spesso la perde ma soprattutto per dimostrare a
se stesso di essere vivo. Anche a questo proposito
direi però che è necessario il giusto equilibrio come sempre d’altronde. Un
eccessivo dinamismo non accompagnato da adeguata contemplazione è forse dannoso”.
“Strano che nel tuo discorrere si faccia frequente
uso di vocaboli quali forse, dovrebbe, potrebbe…. Tu infondo
sei Dio e quindi…..”. “E quindi dovrei avere solo
certezze! E non mio caro. La certezza
è solo una medicina dell’uomo ma realmente non esiste. A voi deboli
menti mortali serve un rifugio inattaccabile: la
certezza. Ma costei non è cittadina del vostro
universo. Dovreste imparare a sopravvivere, senza questa servizievole amica
da voi creata”. “E come potremo?”. “Sarebbe certo
apparentemente più difficile, ma alla lunga ne ricevereste grandi vantaggi. Infatti scomparendo la certezza se ne andrebbero anche il
fanatismo, l’intolleranza e buona parte dell’egoismo. Come vedi
sono tre dei più feroci nemici dell’uomo”. E intanto passeggiava avanti e indietro sul
tappeto d’erba ricoperto di foglie morte ed io lo osservavo ed ero felice
perchè amavo molto quel nostro dialogo. Mi piaceva parlare con lui e
ragionare con me stesso. Scoprivo di voler bene a questo Dio così stranamente
umano e di sentirlo più vicino di quanto mi era stato imposto da bambino. No,
Dio non può essere il giudice supremo ed assoluto e non può essere
onnisciente e onnipotente e tutti gli altri strani
ed inaccessibili attributi che gli sono stati via via
appiccicati da presunti suoi conoscitori. Dio è l’uomo che cambia, lotta,
vince, soffre, perde, si affanna, fallisce. Dio è la natura che uccide, che
fiorisce stupenda per la gioia dei nostri occhi, che resta incomprensibile
nelle sue leggi più assurde. “Vieni facciamo due passi insieme, ho voglia di
sgranchirmi”. Mi alzai e camminammo insieme. Da lontano giungevano i rumori
della civiltà. Noi due passeggiavamo solitari. Io lo osservavo e lui teneva
gli occhi fissi a terra. Di nuovo provai un grande
momento di affetto per questo dolce Dio e presi me stesso a braccetto. Mi
disse: “Sono un po’ preoccupato per questa vostra terra. Lo sai che vista
dalle infinite distanze dell’universo sembra una mela attaccata da
un’invisibile colonia di microbi? Ha perso un po’ dei suoi colori originali e
un po’ del suo equilibrio. La state sfruttando troppo. Dovreste essere più
giudiziosi. Quello che voi chiamate inquinamento è
veramente una gravissima malattia di questo povero pianeta. State esagerando
nel consumare e sperperare le ridotte possibilità del vostro mondo. Se non
ricorrerete a seri provvedimenti tra pochi anni
sarete nei guai. Potreste ripercorrere la strada dell’auto annientamento già
praticata da altre civiltà su altri pianeti…..” “Allora ci sono altri pianeti abitati
nell’Universo!”. “Certo che ci sono. Siete incorreggibili. Prima pensate che
la terra sia piatta ed unica, poi vi illudete che il
sole con tutto l’Universo giri intorno ed ora credete di essere l’unica forma
di vita intelligente in tutti i miliardi di pianeti”. “Allora i dischi
volanti…?”. “Non credo proprio che possiate avere rapporti diretti con altri
mondi dato il vostro attuale stato di evoluzione
culturale. Siete troppo indietro. Avete creato una civiltà troppo
materialista e, credimi, così facendo i contatti tra mondi distanti miliardi di anni luce, sono assolutamente impossibili. Dovete sviluppare le capacità della mente perchè solo questa può
essere il tramite per inviare o ricevere messaggi da intelligenze
lontanissime nel vostro presente, nel vostro passato o nel vostro futuro. La
vostra mente ha capacità che non utilizzate se non in minima parte. Dovreste
lavorare di meno, produrre meno e consumare meno ma meditare di più. Ciò vi risulterà
forse difficile perchè la terra è sempre stata un pianeta poco ospitale e
quindi all’inizio per sopravvivere dovevate lottare duramente. Ora però
potreste cambiare atteggiamento. Forse siete come il povero che, nel vostro ordinamento
lotta prima per sopravvivere e poi, in un secondo tempo, quando potrebbe anche
farne a meno, lotta ancora per insoddisfazione interiormente per abitudine.
Per voi avere è molto più importante di essere. Ma sbagliate totalmente. Occupate la mente
e nuovi immensi spazi si apriranno davanti ai vostri occhi increduli”. Lo stringevo a me con grande affetto anche perchè
capivo la sua enorme preoccupazione e avrei voluto
rincuorarlo. Camminando così come due innamorati arrivammo
nei pressi di un albero di pere. Era piccolo e con pochi
frutti, che data la struttura del genitore, sembrava, per ovvio
contrasto, enorme. Lui si fermò un attimo e vidi il piacere e il desiderio colorargli
il volto. Allungò la mano e colse una delle rare pere. La addentò con vigore
e ne gustò profondamente il sapore. “Io conosco il padrone di questo albero e so bene quanto è geloso delle sue cose.
Penso che non farebbe eccezione neppure nei confronti di un Dio in libera uscita”,
gli dissi un po’ preoccupato e un po’ divertito. Ma
la frase sembrò cadere nel vuoto accompagnata solo
dall’eco dei suoi morsi e della sua masticazione. Ora stavamo ritornando per
il viottolo alla radura ove ci eravamo incontrati.
Le nostre ombre lunghe figlie del sole calante ci precedevano uguali. “Siete ingenui”, bofonchiò a bocca piena, “e
anche un po’ stupidi a credervi padroni di un albero. La proprietà è un
legame fittizio e vincolante solo per chi si sente padrone. Vi serve una
cosa? Usatela! Ma non legatevi troppo a lei, non siate
uno schiavo o perderete la vostra libertà. Riaffiora sempre quel cupo egoismo
che vi spinge a voler disporre di alcunché anche nel
momento in cui non vi serve. Causa di tutto questo è il vuoto interiore. Chi
non è, chi non si sente realizzato, vuole avere possedere ma inutilmente. Ma non è certo avendo le cose che imparerete ad essere”. Procedemmo affiancati ed in silenzio. Io pensavo
e non capivo proprio del tutto questo discorso dell’essere e dell’avere così
pensai bene di insistere: “Ma se si ruba si va all’inferno. O forse non c’è l’inferno? Dopo la morte cosa ne sarà di
noi? Andremo da qualche parte, in inferno o in paradiso che dir si voglia?”.
“Il vostro modo di pensare è troppo condizionato da tre entità
insignificanti: lo spazio, il tempo e la massa. È vero voi siete ogni giorno
l’esperienza concreta della loro esistenza nel mondo ristretto che vi circonda . Per estensione siete obbligarti a ragionare in termini
semplificativi di spazio, tempo e massa. Di conseguenza dite: dopo la morte
terrena andremo in paradiso con il nostro corpo risorto
e ci resteremo per l’eternità. Ecco i tre elementi: il paradiso come luogo o
spazio, il corpo è òa massa e l’eternità come
dimensione del tempo. State rifacendo gli stessi errori di
quando avete descritto gli Dei con attributi umani seppure esagerati o
esasperati all’inverosimile. La limitatezza dell’esperienza della vita quotidiana vi trae molto
spesso in inganno. Ma già sapete che la massa lo spazio
e il tempo non sono concetti assoluti. Viaggiando alla velocità della luce lo
spazio e il tempo si annullano non esistono mentre
la massa diventa infinita. Ora, concediamo a ciò che voi chiamate
anima per lo meno la stessa velocità della luce e in questo non ci
dovrebbero essere problemi visto che a questa anima attribuite peculiarità
quali la completa spiritualità e l’immortalità fino ad ora no. Bene, ammesso e concesso che l’anima sia veloce come
la luce essa potrebbe essere ovunque e contemporaneamente. Con ciò viene rivoluzionato tutto il vostro sistema ultraterreno soprattutto
per quanto riguarda l’individualità. Infatti se l’anima viaggia a tale velocità anche il corpo
si dovrà adeguare, visto che essi dovranno essere insieme dopo la
resurrezione secondo le due religioni più diffuse. Ogni corpo diverrà allora
infinito e conterrà e sarà allo stesso tempo contenuto da tutti gli altri
corpi. Buoni e cattivi fusi insieme. Incomprensibile
vero? Bene, dovreste allora limitarvi a dire ‘non capisco’
anziché inventare inferni e paradisi”. Si rimane sempre un poco
pensanti e dubbiosi di fronte a discorsi che squarciano la realtà di ogni
giorno comode e materne per buttarci
in faccia qualche cosa di terribilmente vero e limpido ma se si riesce a non
essere meschini almeno con se stessi alla fine si tenta almeno di continuare
la ricerca non ritirandosi nel comodo nido ove siamo vissuti per tanto tempo.
Così insistetti: “Ma in concreto che ne sarà di noi dopo la morte? Spiegamelo, ti prego, con parole semplici e concrete!
Questo è l’assillo di ogni uomo, questa è la domanda
martellante che ogni mente percepisce. Tante sono state le risposte
proposteci, a dire il vero nessuna mi soddisfa, nessuna mi convince. Ti prego aiutami a capire!”. “Ti rispondo chiedendoti che ne era dell’uomo prima della nascita? A tuo avviso niente.
Infatti nessuna mente umana ricorda esperienze precedenti
alla nascita. Di pari passo si potrebbe dire che
dopo la morte non avrete esperienza attualmente concepibili. Infatti negando i cardini del vostro sistema di
ragionamento quali sono lo spazio, il tempo e la massa, le parole di ogni
giorno finiscono di avere un senso, il vostro linguaggio risulta troppo
limitato per raccontare una vita così diversa. Per rendere almeno limitatamente
l’idea dell’altra esistenza potrei indurti a pensare ad un continuo viaggio fuori dal tempo, dallo spazio e dalle masse. Un viaggio delle tue sensazioni o per meglio dire un viaggio di
sole sensazioni nella pace più assoluta. Ma
come tu puoi ben capire tutto ciò forse per una mente umana non vuol dire
molto. Anzi forse non vuol dire nulla. Quindi ecco
perchè molti di voi giustamente, da questo loro punto di vista dicono che dopo la morte ci aspetta il nulla. È ben chiaro
però che anche questa è una semplificazione tipicamente umana. Si vuole, come
al solito, catalogare l’incomprensibile per renderlo
meno difficile. Ma il vero problema permane. Dopo la
morte che ci sarà? Tra le due possibilità sembra esistere un abisso ma è solo apparenza. Dal punto di vista della
spiritualità o anima, come la chiamate voi, non esiste differenza tra il
tutto e il nulla”. “Dobbiamo quindi pensare che esiste lo spirito,
l’anima?”.”Ti dirò che la spiritualità non è
l’opposto di materialità. Non è che esistono dei
corpi ai quali associare le anime al momento della nascita. Più semplicemente
sono diversi stadi di uno stesso processo. La materia è potenzialmente
spirituale senza interventi ulteriori dall’esterno
ma per sue capacità insite. E d’altronde la materia
stessa è ben diversa da come voi la pensate. Essa è la nostra grande madre e da essa provengono anche queste nostre
parole. Voi uomini avete sottovalutato la vostra progenitrice e sopravalutato
voi stessi. La guardate con altezzoso sussiego con stupida superiorità quasi
che voi arrivaste da chissà dove. Siete presuntuosi.
Voi, piccolo microbo comparso sulla superficie di questo
grano di sabbia disperso in un infinito universo, uno dei tanti possibili”.
Mi sentivo così colpevole di ogni
più basso crimine come uomo, ma nel contempo felice di godere della simpatia
di un essere talmente grande. E mentre il silenzio carico di rugiada della
sera autunnale scendeva, già io e Dio ritornammo a sederci
sotto il grande albero in silenzio di meditazione. Pensavo che questo suo discorso
mi aveva dato molto e lo ammiravo ma con stile tipicamente
umano volevo prendermi una rivincita lo volevo mettere in difficoltà e perciò
gli chiesi: “Non ti sembra di essere a volte violento nei confronti
dell’uomo? In parole più semplici perchè ci dai terremoti, alluvioni,
pestilenze e cataclismi?”. “La tua lagna mi ricorda
quella più famosa del Leopardi e di tanti altri loro se la prendono con la
natura madre di ogni dolore e, in fin dei conti, mi attribuiscono le colpe
delle innumerevoli sventure umane. Ma a tale proposito vi voglio ricordare
che io sono solo
la somma del tutto e quindi io non decido nulla, anzi subisco le decisioni di
tutte le parti del sistema. È vero il destino ci usa violenza
troppo spesso, ma l’importante è non arrendersi. La nostra esistenza
si può paragonare alla discesa di un fiume molto ripido e pieno di scogli e
questa discesa è fatta su un’esile imbarcazione che rischia di sfasciarsi ad
ogni momento. Ma io penso che non valga a nulla
piangere continuamente sulla propria misera sorte. Meglio rubare tutti gli
attimi di pace e di felicità al fiume che ci trascina approfittando di quegli tratti in cui le acque scorrono lente e maestose,
sempre disillusi perchè a breve distanza il fiume del destino potrebbe
tornare stretto e ripido. Cogliamo insieme quei piccoli fiori di pace senza
lamentarci per tutti i momenti difficili. “Non dimenticare però che alla fine
della corsa lungo il fiume della vita troviamo la morte. La
morte terribile ed assurda per noi poveri uomini, la morte annientatrice!”.
“Voi avete tanta paura della morte anche perchè applicate
ad essa il tipico modo di ragione terrena. Di
conseguenza pensate: dopo io non ci sarò più perchè
questo è l’unico modo che vi preoccupa. Sapete che il corpo si disintegrerà e
temete che anche lo spirito lo imiti. Insomma che non resti più nulla di quell’io che tanto vi sta a
cuore. In effetti la morte è un fenomeno
rivoluzionario per l’esperienza umana.. Talmente rivoluzionaria da non
esistere proprio”. “In che senso! Cosa significa non
esistere proprio?”. “È molto semplice pensa al sole che ogni giorno
nasce e ogni giorno muore, ma in realtà né nasce e neppure muore, ma semplicemente
percorre, per così dire la sua strada, e adempie al
suo destino”. Calò il silenzio della sera, della pace e di Dio.
Io ero talmente esterrefatto da non desiderare altri e lui talmente oltre da
non poter tornare sui suoi passi (i passi di Dio). E fu così che alla fine prese l’iniziativa e mi disse: “Siamo
uguali a questo punto facciamo uno scambio: io resto qui tanto sono uguale a
te e tu vai al mio posto a dirigere l’universo intero”. “Sei pazzo, tu sei pazzo, mio Dio! Non mi puoi chiedere
questo, io ti amo, ma tu non mi puoi chiedere questo; io sono solo un uomo e
tu sei Dio, come potrei mai sostituirti?. Non se ne
parla proprio, non me la sento, non sono all’altezza. No… mai… mai… mai….”.
Se ne andò non c’era più il mio Dio con il mio
corpo. Ero tanto triste ero rimasto senza Dio e senza il mio Io che l’altro
Dio si era portato via. Ma sapevo, nella tristezza
infinita di quel momento, in balia del nulla che ci saremmo incontrati. E in effetti accadde
tanti anni dopo. Stavo ragionando, da solo, di Zen, mentre tiravo con l’arco
su un prato con di fronte le montagne e un lago
pieno di nuvole. “Ora non siamo più amici?, così si
presentò nella mia mente, solo nella mia mente. “Non pensi più a Dio mentre peli le patate?. Pensi di essere così grande da
fare a meno di te stesso?”. “Vecchio pazzo dove sei stato? Risposi sbigottito. “Sempre con te amico mio, anche se tu eri egoista
e solitario nella tua lotta quotidiana per rincorrere il nulla più vuoto”. |
IO SO
|
lo so che non ci sei, mio Dio! Con le stelle nel cielo e negli occhi ho capito il terribile inganno. Io ti amo, certo, ma tu dal nulla non mi dici nulla Un uomo contro il cielo…. Il cielo senza un suo uomo. Ti cercherò nell'universo vuoto... so che non ci sei ma ti troverò mio Dio… e ti porterò a sorridere con me sopra mille raggi di luce che corrono nel nulla. Tu non ci sei ma t’inventerà la mia testardaggine. E ti incontrerò… e tu sorriderai e sarai tutti i miei pensieri, mio Dio. (G. Peri) |
|
|
|
|