Isola

 

 

Isola è tempio
dai profondi obelischi
e meta
è l'uomo migliore
con occhi divini
 

 

I

 

La via dell'isola

.

Necessaria esperienza della notte…
Bisogna scendere negli abissi 
da cui si esce smarriti 
ma con gli occhi che vedono.

*

 
Cuore profondo
 
 
Soffre questo cuore profondo
in un greve giorno inutile,
il vento porta la sua voce,
vengono le ore dal futuro
e spingono senza posa la vita
a rifugiarsi nel passato.
 
Non sa piangere per altro moto
il tempo vano, la casa sola.
Consacra un idillio 
con voce di poeta
chiede discreto il sorriso
della preziosa rugiada
e indica un volo di rondini 
alle soglie del cielo.
 
Per questo il mondo consueto
lo isola nel suo accidente.
Non si persuade al diverso
non sa ascoltare né amare,
è come la cresta dell'onda
come un suono 
che appena scalfisce 
il moto dell'aria.
 
Soffre il mio cuore 
e molto 
in un mondo di nebbia.

 

 

 *

 

 

 
Lasciatemi sola
 
Lasciatemi sola stasera,
qui ad ascoltare
 
non posso andare
nel frastuono del mondo.
 
Lasciatemi toccare
questa voce
come una ruvida pietra
che insegue 
il corso del pianto 
nelle vene.
 
Nel singhiozzo 
un'onda calda
m'avvolge
che forza 
diviene.

 

 

 *

 

 

 

 
Quale mano
 
Quale mano
si porge 
quando urgente 
d'una breve sartia 
senti il bisogno?
 
Anima mia sei sola 
con la tua fatica.
 
Intorno a te 
la giostra 
va
indifferente
ma il giro tuo 
è più profondo
e tu nel suo moto 
ti rigiri.
 
Dov'è la forza antica?
 
Ecco riposa 
nel pianto 
di questa poesia.

 

 

 *

 

 

 

 
Scava nel pensiero
 
 
Scava 
nel pensiero
quale goccia 
la roccia
la mia parola
 
ed è polso 
al mio tempo 
quello 
stillare.

 

 

 

*

 

 

 
Chiedo
 
 
Chiedo a te 
chiedo una mano.
 
Gonfio è l'argine
e s'è aperto…
 
ora un'onda nera
preme ed invade.
 
Perché non hai mani 
per me 
perché solo
barriere
di rovi?

 

 

 

*

 

 

 
Fu una goccia d'avorio
 
 
Fu una goccia d'avorio a dirmi
che avevo incontrato una via.
 
Le sue dita di seta
sfiorarono il volto della mia attesa…
agli occhi ripieni di ombra
offrivano luce
al mio perché
un sorriso appena sbozzato
 
era un grappolo d'ambra 
con tante mani
il mio pianto.
 
E venne ancora e poi ancora
dietro il sogno e l'idea
con me ascoltando i racconti
dal colore di albe straniere.
 
Ed ebbi una cetra
che sapeva note non liete
ma il suo canto disteso
accarezzava il mio volto.
 
Ora ogni giorno ritorna
i suoi doni portando
se c'è una danza di nembi
o quando l'onda che cerca non trova,
ma anche il debole zeffiro
il volo d'un'ala
il bacio del sole
anche quelli vogliono i doni del pianto
 
e c'è sempre un perché non risolto.
 
Io intanto procedo
col fardello del suo conforto.
 
Son terribili i passi 
di chi non conosce la resa
e lui lo sa, 
perciò del suo canto ogni nota 
conosce
un pezzo dell'isola d'oro
perciò solo lui riempie il boccale di miele
 
e mi dice parole
 
"va avanti" mi dice 
e io sono là dove s'avverte la vita.
 
E così puntualmente 
ogni giorno
il suo olio addolcisce
lo stridìo delle catene
 
o dell'uomo candido unguento
o placida acqua 
che dilavi
le pene.

 

 

 *

 

 

 
Rifugio
 
 
Quando la pena abbraccia
me bastarda e tradita,
quando divento una pietra
avvolta in un manto di gelo,
se l'ora è in salita
e il deserto  s'allarga 
spaurendo in me,
allora cerco l'isola d'oro
che conosce albe e tramonti
l'isola che sulla spiaggia
tutte conserva le carezze del mare.
 
E il mondo è avvolto nel buio.

.

 

 *

Ogni crescita ha un travaglio e un segreto

 

 

 
La mia idea
 
 
Non è nella terra,
in stretto orizzonte 
che chiude,
nella terra che ferma
il moto dei voli piccini, 
la mia idea.
 
Io la inseguo su spiagge 
che hanno 
il dominio dei venti.
 
Nella meta 
è la mia idea,
del passo nella bianca conquista
quando slargando il confine
l’occhio s’aggiusta
a spazi più vasti.
 
Sorretta è la mia idea
da cavo moto di cuore,
solerte artigiano di viaggi, 
di là d’ogni gravezza,
nell’isola d’oro
che conosce altri deserti.
 
E vanno ogni giorno
fiori di stelle
che il bruco non rode
per lasciare 
la luce
senz’ombra 
lungo
le vie
del pensiero.

 

 

 *

 

 

 
La vetta
 
 
Ci porta la vetta 
promessa di cielo,
dalle croci sofferte del corpo
trincea di voci remote, 
lontano
 
Ci porta lontano
dal richiamo del fondo
allettante
e nemico.
 
I vinti abbassano gli occhi 
più forze non hanno
e stanchi al giaciglio rivanno.
 
Son tristi questi ritorni
e la sconfitta corrode la mente.
 
Non c’è più 
nel cuore teso
lo sguardo che scorge la vetta,
dilegua a valle la mira
nel grido cieco del buio.
 
 
C’innalza la vetta
promessa di cielo
e domi i cavalli rimangono.
I freni non strigono nari
riposano pronti alla guardia
di altri destrieri,
agli occhi di fuoco
vittorie sognando.
 
C’innalza la vetta di cielo
dal vasto abisso del mondo
incapace di correre in alto.

 

 

 

*

 

 

 
Ascesa
 
È dura l’ascesa
sulle spine del corpo
tra i rovi del mondo,
sola.
 
Nulla sapendo del sole
tutto avvolto di luce
quell’astro ho seguito
perché era forza il suo caldo
e vitale.
 
Dopo ogni tramonto
un’alba 
ho atteso 
per spazi sempre più ampi.
 
È sacra l’ascesa
quando duro è il sentiero 
di lotta
e balaustra alle radici
è un’idea,
se vuote le mani 
si scopre un mistero
ricco di doni
e se il peso sul cuore 
è quello del mondo.
 
Ma senza la vetta 
è vuoto il cammino. 
 
 
 
 

*

 
 
Là sulla vetta ritrovo la luce
che penetra 
senza violenza nel tempio,
depone i suoi doni
e si siede.
 
Nei silenzio del coro
ho seguito quel raggio
che il rito schiariva,
il suo mistero gustando.
 
Là sulla vetta di sole
ho visto 
l’abisso,
frattura di voci,
ed ho trovato nella sua coppa 
la mia.
 
La vetta ha i sentieri 
per l’isola d’oro 
che ardite montagne 
in cieli più alti
racchiudono.
 
 
 
 

 

 

*

 
 
Oh! quante volte
 
 
Oh! quante volte ho chiesto…
            
            aiuto al nocchiero
ho chiesto
per dar sicurezza alla nave
nel mare mai calmo
del mio paese.
 
E quello mi mostrava strumenti 
e congegni di guida
mappe
e piante
che fanno chiaro il porto
e sicuro.
 
Era potente della mente il motore.
 
E allora?
 
Allora io stesso ho preso il timone.
 
Oh, ma è dura la via
i marosi son forti
e possenti.
La tempesta distrugge.
E le sirene son belle
e attraenti, 
cantano dentro. 
Ed io come Ulisse
sono attaccato al mio chiodo
migliore, 
di spine in un mare 
pungenti,
l’affanno disperdendo le forze.  
 
E io navigo
navigo ancora
nelle distese assordanti
col buio che illumina dentro
e un tarlo 
che rode 
la stiva
e chiede un senso alla meta.
 
 
 
 

*

 
Cos'è
 
 
Cos'è questo grano di vita
agitato
e questa forza che guida
grande
con le radici nel corpo?
 
Perché s’altalena?
 
Perché se s’allenta la presa 
vacilla
e se s’abbassa lo sguardo 
strazia?
 
 
 
 

 

*

 
Immensità di zolle
 
 
Immensità di zolle
 
di vento voce del deserto
che dà forme 
e toglie
 
stordimento nell’arsura
per un caldo che non degrada
ma d’uno sprazzo di cielo
nel riverbero 
si placa.
 
 
 
 

 

*

 
Audacia
 
 
Il cuore fu ladro…
dal suo scanno
un dio 
rubò
per dar luce alla sua notte
con gli occhi attraenti.
 
E fu l’ira
e fu il reo in catene.
 
Delle membra il respiro 
come ampio moto di melma,
la voce crocca delle ossa
ed un lento alito triste,
come nebbia
fascia
a fascia
avvolsero ogni sentimento.
 
Non si poteva che recriminare 
l’affronto all’Olimpo.
 
Ma il cuore era digiuno…
 
Padrone del suo destino
dei giorni sorti dalla terra,
quando avvertì il caldo bene
vide i suoi cenci
vuota la scarsella e molle
la coppa della vita nella sua estate
 
e volle la guida
per le strade dei viaggi
e il filtro per il coraggio.
 
Ognuno nel mondo
nell’ansia pastosa senza bene, 
soffio nella cenere,
ama ed ama
eccitando la mente
con la donna proibita.
 
Ma se conquista un posto migliore
si ribellano gli amici
tremano gli assiti della casa
la porta si chiude
al vento d’una rottura d’equilibrio
ululano le foreste folte di betulle
e luccica l’invidia
negli occhi del vicino.
 
 
 
 

 

*

 
Allora mi fu palese
 
 
Allora mi fu palese
nella tormenta del giorno
mi fu palese
che alla mia mano era affidata 
una parola
il desiderio di sete
la voce della solitudine.
 
Ero una goccia giunta al mare
che docile mi accolse
perché riconobbe nella mia ansia
quella del suo abisso.
 
Questa consistenza fu la mia condanna
e non ebbi altro scampo.
 
Ora vedo che nella mia natura
un fiume che attende il mare
gorgoglia nelle gole
così assetato di annullamento
che continua a portare avanti
la pesantezza della roccia.
 
La mia tendenza più vera
è questo bisogno d’infinito…
 
perciò andai creando nell’isola
un’immagine che lo richiama
e scoprii la sua melodia. 
 
Ora esalto quel che ho:
un rifugio per la mia sete
che non è solo mio
perché è simile a quello di tanti.
 
Esiste un luogo che raccoglie
nelle forme sue
tutte le affinità
 
in esso ci sono tanti
e ci sono io.
 
 
 

 

*

Canta nell'isola una bianca ferita

 
 
 
Ho visto
 
 
Ho visto l’isola d’oro
sulla linea del mare
 
sorrideva.
 
La calma aveva lasciato la mente
sbattendo timori nel cuore.
 
Perché quell’ombra che vive
compare negli occhi
nell’ora del pianto?
 
Perché
estesa
insiste?
 
Forse comprende
quel volo
il canto d’un volo?
 
 
 

 

 *

 

 
Invocazioni
 
 
I
 
Lascia che l’isola
di luce si riempia
e che lacrime di fiori
cullino le canne d’oro.
 
Solo nell’isola vive
il lago tra i lillà
con l’acqua d’argento
sotto un ricamo di trine.
 
E si trovano le cose perdute:
un cuscino di spuma, 
un viale di albe
quel polline di cielo
che il vento distrusse
lasciando una scia.
Qui non c’è né nero né bianco
e tu cogli un sorriso
sul prato di rose
appena bocciato
e me lo regali
perché non si perda
la mia rugiada di ciglio.
 
 
 
II
 
Lascia che viva nella tua natura,
non profanerò il sogno
dei tuoi fiori
 l’oro dei frutti
giammai si velerà.
 
Come vento in dondolio di chiome,
come farfalla ai colori incanto
sarò
e il nettare diverrà miele.
 
Ma io son anche tempra
son linfa
penetro nel fondo
m’offro alle radici
profonda 
nel profondo
e poi mi sciolgo
e sono ala
nel sole,
sulle vette ardore,
levità d’armonia.
 
Lascia ch'io viva 
nella tua natura.
 
 
 
III
 
 
Lascia che ami tutto di te
i fiori deposti dai sorrisi di seta
le morbide ombre della tenerezza.
 
Non posso godere l’azzurro
o il grigio del mare
l’incanto dei monti nevosi
 le tersi distese
o della natura inviolata
il fermo silenzio
senza vederti nel tuo mare
nel bosco trovare un profumo
e nel profondo silenzio 
tante parole.
 
 
IV
 
 
Lascia che visiti col sorriso
le tue albe
e petali di rosa sparga sulle membra,
soffio di zeffiro sia ai tuoi rivi.
 
Il mio respiro chiuso al tuo respiro
scopre l’arsura del deserto
e il velluto dorato delle dune,
e ai raggi ardenti
quali fiumi di fuoco
nelle vene saettanti,
brama fresca fonte
avvolta nel vapore all’orizzonte.
 
Lascia  ch’io diventi te.

.

 

 

*

 

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